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Nomi generici o nomi commerciali?

Una caratteristica che fa apparire autorevole chi parla ad un pubblico è evitare di pronunciare il nome commerciale al posto di un nome generico, a meno che non si voglia recensire qualcosa di specifico e di appartenente proprio a quell'azienda (ad esempio uno specifico modello di webcam, un detersivo, una catena di supermercati, un programma di fotoritocco, etc).

Si tratta di un errore che viene commesso nel linguaggio comune per brevità e/o per abitudine, secondo il fenomeno detto volgarizzazione dei marchi.

Ecco alcuni esempi:

Photoshop al posto di software di fotoritocco
Kleenex al posto di fazzoletto di carta
Scottex al posto di carta assorbente o carta da cucina
Autogrill al posto di stazione di servizio autostradale
Scotch al posto di nastro adesivo
Velcro al posto di (sistema di chiusura) uncino-asola
Caterpillar al posto di bulldozer o apripista
Coca-cola al posto di bibita
Nutella al posto di crema di cacao e nocciole
Jacuzzi al posto di grande vasca da bagno
Tampax al posto di assorbente interno
Borotalco al posto di talco profumato
Mc Donald's al posto di fast food
Ferrari al posto di automobile di lusso 
Acquisto su Amazon al posto di acquisto su Internet
iPod al posto di lettore audio portatile
iPad al posto di tablet
iPhone al posto di smartphone
Facebook al posto di social network
Google al posto di motore di ricerca 
Acquistare su Amazon al posto di acquistare online
Tecar al posto di diatermia
Viagra al posto d sildenafil o pillola contro l'impotenza

Ci sono poi errori simili che, anziché i nomi delle aziende, riguardano delle generalizzazioni. Ad esempio:

PC al posto di Computer (un computer non è necessariamente un PC: esistono ad esempio i Mac)


Frequenti errori sintattici, grammaticali, lessicali, etc

Una buona proprietà di linguaggio viene molto apprezzata dal pubblico. Ti conferisce affidabilità e una minor probabilità di essere una persona sprecisa. Se sei preciso nel linguaggio, apparirà più probabile che tu metta cura in tutto quello che fai, compresi contenuti che divulghi.
A differenza di ciò che molti credono, questo non vale solo per la ristretta nicchia di pubblico che ha una grande conoscenza della lingua, ma per tutto il pubblico. Se usi un'espressione scorretta l'errore e quindi la mancanza di professionalità verrà percepita anche da un ignorante, pur a livello inconscio: pur non rendendosi conto del motivo, percepirà quel "non so che" di diverso dal linguaggio che fin ora ha sentito usare in TV da giornalisti e presentatori.


Pronunce

Non èdile, ma edìle.
Non festivàl, ma fèstival (deriva dall'inglese e non c'è motivo di pronunciarlo alla francese)
Non càduco, ma cadùco.
Non abrògo, abròghi, abròga, abrògano, ma àbrogo, àbroghi, àbroga, àbrogano.
Non alcàlino, ma alcalìno.
Non àmaca, ma amàca.
Non centèllino, ma centellìno (voce del verbo centellinare).
Non còlossal, ma colòssal.
Non eurèka, ma èureka.
Non ìilare, ma ilàre.
Non ìncavo, ma incàvo.
Non ìnfido, ma infìdo.
Non Ìslam, ma Islàm.
Non Nòbel, ma Nobèl.
Non persuàdere, ma persuadére.
Non pùdico, ma pudìco.
Non rùbrica, ma rubrìca.
Non sàlubre, ma salùbre.
Non silìce, ma sìlice.
Non ùltra, ma ultrà, se si allude ai tifosi.
Utensile: se è nome si pronuncia utensìle. Nei rari casi in cui è aggettivo (es. "macchina utensile") si pronuncia utènsile.

Non metereologia/metereologo, ma meteorologia/meteorologo.
Non aereoporto, ma aeroporto.

Per quanto riguarda le pronunce dei nomi delle nazioni, ma non solo, ci sono dati contrastanti. Ho letto ad esempio che si dice non Chèrnobyl, ma Chernòbyl, ma ho anche letto che la prima delle suddette pronunce è da preferire e che la seconda comunque non è da considerarsi sbagliata.
Una delle fonti a cui potresti fare riferimento è il Dizionario di pronuncia italiana online (
www.dipionline.it), basato sull'omonimo Dizionario di Pronuncia Italiana, compilato dal prof. Luciano Canepari, che ne ha generosamente messo a disposizione il contenuto.
Oppure puoi controllare il Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia (
www.dizionario.rai.it).

Alcune parole di derivazione inglese:

Non pèrformance, ma perfòrmance.
Non rèview, ma revièw.
Non manàgement, ma mànagement.

La pronuncia della parola "reception" non è recepsion, ma resepcion (meglio ancora se ometti la "o")

La parola "media" con significato di "mezzo di comunicazione" si pronuncia midia (no, non è una parola italiana derivata dal latino; è una parola italiana derivata da una parola inglese; il fatto che a sua volta la parola inglese sia derivata dal latino è irrilevante).

La parola "summit" si pronuncia sammit (per gli stessi motivi).

Plurali particolari

Parole neolatine o di origine straniera con plurale uguale al singolare:
film
virus
brochure
...e molte altre parole che, nell'essere state importate nella lingua italiana, non sono mutate. Tali parole, una volta importate nella lingua italiana, per la forma al seguono le regole italiane e non quelle della lingua da cui derivano.
Vale lo stesso anche per curriculum, il cui plurale no, non è curricula. Per approfondimenti, leggi questo articolo.
Corn flakes, che in italiano è un pluralia tantum, è stato importato senza che sia stata importata la forma singolare (rara anche in inglese) "cornflake".

Plurali di parole composte (es. bassorilievo, altoforno, chiaroscuro, caposaldo, grillotapla, coprifuoco, corrimano, capotreno, caporedattore): il plurale è stabilito da varie regole, ma con molte eccezioni. Sarebbe troppo lungo parlarne qui. Se hai dubbi, semplicemente consulta il vocabolario.

Termini medici

Non è la mascella, ma la mandibola, l'osso mobile del cranio che ospita le arcate dentarie inferiori, e di cui fa parte il mento. La mascella è l'osso che ospita le arcate superiori.
Non usare "dissenteria" (che è una patologia) come sinonimo di "diarrea" (che è un segno clinico). Gli "attacchi di dissenteria" non esistono.
La parola "emorroidi" indica non una patologia, ma una struttura anatomica; in caso di iperdilatazione dei loro sinusoidi, con conseguenti prolasso e/o sanguinamento, si parla non di emorroidi, ma di patologia emorroidaria.
Non usare la parola cervicale per indicare il dolore al collo. L'espressione corretta è cervicalgia o dolore cervicale.
Non usare la parola sciatica per indicare un dolore irradiato all'arto inferiore. L'espressione corretta è sciatalgia.

Matematica

I centesimi di decimi sono millesimi. Se vuoi parlare di centesimi di euro devi dire, ad esempio, " 54 centesimi", oppure "zero virgola 54 euro".
Se dici "zero virgola 54 centesimi" ciò significa 0,054 euro, cioè è 54 millesimi di euro.
Così come meno meno fa più, la parola "meno" unita a verbi che indicano perdita ha come significato un aumento. Quindi se un prezzo è calato del 5% devi dire che ha avuto un calo del 5%, e non un calo del -5%.

Altro

"Piuttosto che" significa esclusivamente "invece che". Se intercambiando queste due espressioni non riscontri errori, allora dire "piuttosto che" va bene.
È invece un diffuso quanto orribile errore usare quest'espressione come disgiuntivo, come se equivalesse a "oppure". I motivi sono spiegati in questo articolo dell'Accademia della Crusca.

Un'attività non ti impiega un'ora. Ti richiede un'ora, o ti impegna per un'ora. (sei tu che impieghi, non l'attività).

L'amico a cui hai prestato quel libro non te l'ha ritornato, ma te l'ha restituito, o te l'ha reso. Per lo stesso motivo per cui non ti imparo a nuotare, ma ti insegno a nuotare (sei tu che impari, non io).

Quell'accorgimento non ti ha evitato un compito, ma ti ha risparmiato un compito (sei tu che eviti, non l'accorgimento). Questo quando c'è un sostantivo (es. compito). E quando c'è un verbo? In questo caso, quell'accorgimento non ti ha né evitato né risparmiato di dover fare qualcosa, ma ti ha sollevato dal dover fare qualcosa.

Evita il verbo andare quando non serve. Se spieghi che nell'impasto aggiungi dell'olio, dì aggiungo dell'olio, non vado ad aggiungere dell'olio.

L'espressione "quant'altro" è equivalente a "tutte le altre cose che". Ad esempio "Prendo matite, pennarelli e quant'altro può essere utile per disegnare". Non usare tale espressione alla fine di una frase, come se il suo significato fosse "eccetera", ad esempio "Nel beauty case c'erano prodotti cosmetici: crema idratante, rossetto, cipria e quant'altro".

Evita, se non davvero necessario e appropriato, l'espressione "fra virgolette".

Non dire a mano a mano che...: l'espressione corretta è man mano che....

Nell'uso di "sia... sia..." la parola "sia" non può precedere il verbo di una frase principale. Quindi non va bene Emilio sia studia che lavora, mentre va bene Emilio riesce sia a studiare che a lavorare.

Evita i "non" fraseologici, e cioè inutilmente riempitivi. Ad esempio, non dire studia più di quanto non occorra, ma studia più di quanto occorra.

La preposizione "da" non può valere come due "da". Stessa cosa vale per la preposizione "a".
Ad esempio, "Dipende dal luogo da cui provieni" non può essere contratto in Dipende da dove provieni (quel "da" fa parte di "dipende da" o fa parte di "da dove provieni" ? Non può esercitare le due funzioni contemporaneamente).
"Sto pensando alla cosa a cui mirare" non può essere contratto in sto pensando a cosa mirare (quell'"a" fa parte di "pensando a" o fa parte di "a cosa mirare" ? Stesso discorso).

Uso improprio della parola "per": purtroppo questa preposizione viene spesso usata per indicare che qualcosa ha a che fare con una persona in un qualunque modo. Ad esempio Addio a Pink Pallin, incidente aereo per l'attore americano oppure Adesso è inquadrato l'attaccante Tizio Caio, 5 gol per lui in campionato. Ma che è? Uno schifo totale.

Evita, se non necessario, l'uso della parola "personalmente". Se ad esempio parli di qualcosa per dire che ti piace, o di una tesi su cui sei in disaccordo, è inutile dire "a me personalmente piace" e "Io personalmente non sono d'accordo". O come altro doversti essere d'accordo? Collettivamente? Animalescamente? Dì "a me piace" e "Io non sono d'accordo". Il fatto che si tratti di gusti e opinioni personali è già chiaro, dato che parli di te stesso, che ovviamente sei una persona. Aggiungere "personalmente" è uno stucchevole riempitivo.

Non dire che una persona ironizza solo perché ha fatto una battuta usando un'espressione retorica, che però di ironico non ha nulla. L'ironia è una figura retorica che consiste nel dire il contrario di quello che si vuol significare. Ad esempio, dire "Che paura mi fai! Mi tremano le gambe!", che significa "Non mi fai per nulla paura" è ironizzare. Invece dire "Attento a non cadere, perché non ti posso aiutare a rialzarti, non ho soldi per noleggiare una gru" non è ironia, ma un'iperbole.

L'avverbio letteralmente non significa "molto", ma indica che non stai usando figure retoriche. Quindi non usarlo se stai esagerando o stai facendo una metafora: se dici che una squadra di calcio ha letteralmente distrutto la squadra avversaria questo non significa che hanno vinto con grande superiorità. Significa che i corpi dei giocatori avversari sono ridotti in poltiglia. Se hai ascoltato una canzone che era così bella da toglierti letteralmente il fiato, significa che davvero non riuscivi a inspirare e a espirare. Non usarlo neanche quando è inutile, ovvero quando non c'è nessun rischio che chi legge o ascolta possa fraintendere e pensare che tu stia parlando in modo figurato. Ad esempio non c'è motivo di dire quella cosa ti ha letteralmente cambiato la vita. Semplicemente dì che ti ha cambiato la vita.

Non dire che quella cosa cresce in maniera esponenziale se non è vero o se non vuoi fare un'iperbole. Prima di usare quel termine ricorda cosa significa esattamente.

Gli avverbi onestamente e sinceramente devono essere usati solo quando precedono l'affermazione di una verità che non ti fa fare una bella figura se non per il fatto che hai il coraggio di ammetterla. Ad esempio "onestamente riconosco che qualcosa di buono c'è, nel programma del mio avversario politico", oppure "sinceramente no, questo tuo disegno non mi piace granché".
Non servono invece (e anzi ti fanno fare la figura del goffo persuasore) a conferire affidabilità all'affermazione che stai facendo. Ad esempio è sbagliato, oltre che inutile, dire onestamente non ho mai rubato, o sinceramente credo di non aver fatto fallo.
Lo stesso vale per l'uso del verbo "confessare".

Una frase subordinata che inizia con "se non fosse che" o "se non fosse per" deve accompagnare una principale col verbo non all'indicativo, ma al condizionale, da cui si evince chiaramente che quella cosa sussisterebbe, e non sussiste. È dunque sbagliato dire l'ambiente era silenzioso, se non fosse stato per gli abbai del cane del vicino. È invece corretto l'ambiente sarebbe stato silenzioso, se non fosse stato per gli abbai dei cane dei vicino.

Quel ristorante non è buonissimo (altrimenti sembra si debba mangiare le pareti del ristorante). Molto meglio dire che è ottimo.

Non dire il condizionale è d'obbligo se non hai appena usato il condizionale (es. sembra che il CT della nazionale voglia cambiare la formazione della squadra, ma il condizionale è d'obbligo, perché si tratta solo di indiscrezioni). Se il condizionale è d'obbligo perché non l'hai usato?

La congiunzione nonché si riferisce a un nome, a un pronome, a un aggettivo, a un avverbio, o a una forma infinita di un verbo. Non riferirlo a una forma finita di un verbo (ad es. Mi svagherò con un videogioco, nonché farò una passeggiata); piuttosto, usa altre congiunzioni, es. poi, e, inoltre...

Se vuoi presentare la persona che farà il video insieme a te, e siete solo tu e lui, non dire "siamo qui con Tizio.... Altrimenti risulta che tu e Tizio siete con Tizio. La verità è che tu sei con Tizio, dunque la frase corretta è sono qui con Tizio. Sul fatto che è comunque da evitare per motivi stilistici, vedi Brutture stilistiche nel parlare.

Per motivi analoghi, se vuoi dire che recentemente tu e Tizio avete conversato e dicevate una certa cosa, non dire Si diceva con Tizio o Dicevamo con Tizio. Altrimenti sembra che insieme a tu e Tizio ci sia stata una terza persona con la quale voi due dicevate quella cosa. Dì piuttosto, ad esempio, Dicevamo, io e tizio... oppure Dicevo, con Tizio...

Non usare a sproposito la parola "pedofilia", che è una parafilia patologica, ad esempio per indicare il crimine della violenza sui bambini. Trovi maggiori informazioni a questa pagina.

I piatti fondi non esistono. Ragiona: se è piatto non può essere fondo. Quella stoviglia che usiamo per mangiare le finestre si chiama scodella.

Se hai trascritto un testo ascoltando una fonte sonora non riprodotta da una bobina (cioè una musicassetta), non usare il verbo sbobinare o il sostantivo sbobinatura. Usa trascrivere e trascrizione.

L'espressione poveraccio non denota compassione: il suffisso -accio ne fa un dispregiativo. Se vuoi usare un'espressione che denoti compassione, dì semplicemente povero o poverino o poeveretto. 

"Alcuno" è il contrario, e non un sinonimo di "nessuno". Se vuoi affermare che la tua azienda non è responsabile per un evento avverso, non devi dire "Alcuna responsabilità è da attribuirsi alla nostra azienda", ma "Nessuna responsabilità è da attribuirsi alla nostra azienda". I bambini lo sanno. I furetti lo sanno. I sassi della Nuova Guinea lo sanno. Ma non certi italioti che credono di essere ganzi e dicono il contrario di quello che volevano.

"Affatto" è un rafforzativo che ha un significato analogo a "davvero". Non indica negazione, se usato da solo. Quindi alla domanda "Sei arrabbiato?" se vuoi dare una risposta negativa non puoi dire semplicemente "Affatto", perché questo equivarrebbe a dire "Certamente". Se vuoi usare "affatto" come rafforzativo di una negazione, la negazione la devi esplicitare, ad esempio "Niente affatto", o "Non sono affatto arrabbiato".

"Assolutamente" è un rafforzativo simile al precedente, che quindi non sottintende mai una negazione. Al contrario, se usato da solo sottintende una affermazione. Quindi se alla domanda "Sei arrabbiato" rispondi "Assolutamente", questo equivale a rispondere "Assolutamente sì". Se vuoi negare e usare questo rafforzativo, devi esplicitare la negazione, dunque "Assolutamente no", o "Non sono arrabbiato, assolutamente".

Altro ancora: false friend inglesi all'incontrario (matti e preoccupanti)

Ci sono errori che le persone comuni non fanno. Se sei una persona comune potresti stupirti nel vedere le raccomandazioni che seguono, e chiederti come può essere possibile che ce ne sia bisogno.
Hanno bisogno di queste raccomandazioni gli italo-anglofoni mutanti, persone che hanno letto tante cose in inglese e che quando parlano in italiano pensano alla parola inglese e la traducono in italiano in malo modo, cadendo nella trappola di un false-friend all'incontrario; questi errori purtroppo sono andati a popolare il cervello e la lingua di individui di seconda generazione, che non hanno necessariamente avuto  a che fare con l'inglese, ma hanno spesso ascoltato e letto le parole dei mutanti suddetti. Ecco alcuni esempi...

Al contrario della parola inglese "consistent", la parola "consistente" non va usata come sinonimo di "coerente". "Consistente" significa "compatto", il contrario di "floscio", oppure "fondata" quando riferito a un'affermazione, oppure è usato come participio presente in frasi tipo "Nel test c'è anche una prova consistente (= che consiste) nel mangiare più tortellini possibili".

Al contrario della parola inglese "definitive", la parola "definitivo" non va usata come sinonimo di "migliore di tutti". "Definitivo" è semplicemente il contrario di "provvisorio"; significa quindi "destinato a rimanere così".
 
Al contrario della parola inglese "possibly", la parola "possibilmente" non va usata come sinonimo di "forse" o "verosimilmente". L'unico significato di "possibilmente" è "se possibile".

Al contrario della parola inglese "stress", la parola italiana "stressare" non significa accentare, né evidenziare. L'unico significato di "stressare" è "provocare stress".

Al contrario della parola inglese "confidence", la parola italiana "confidenza" non significa fiducia , né sicurezza di sé. L'unico significato di "confidenza" è "buon rapporto interpersonale che predispone a scherzare e rivelare informazioni riservate su di sé". Quindi frasi come "non sono ancora confidente con questa pratica" non significano nulla.

Al contrario della parola inglese "consistence", la parola italiana "consistenza" non significa coerenza, né costanza. "Consistenza" significa "resistenza alle deformazioni meccaniche da pressione" (e ci sono altri due significati in economia e matematica).

Argomenti e persone non si introducono. Si presentano,

I respiri non si prendono. Si fanno. In inglese si dice "take a breath". In italiano no. Va bene prendi aria, ma non prendi un respiro. Si dice fai un respiro.

Non si prendono delle scelte. Le scelte si fanno. (sono le decisioni, che si prendono).

Non si prendono i rischi. I rischi si corrono quando "rischio" è sinonimo di "pericolo", e ci si assumono quando si parla di scommesse, "rischi di imprsa" o simili.

L'espressione "migliori amici" usata a sproposito è probabilmente una trasposizione dall'inglese "best friends". In italiano non va bene. Non puoi dire "io e Tizio siamo migliori amici". E non c'è, in Italiano, un modo per dire così brevemente che "Tizio è il mio migliore amico, e viceversa io sono il migliore amico suo". Non c'è. Ti devi rassegnare. Se dici "siamo migliori amici" la parola "migliore" assume un valore comparativo relativo, e viene da chiedersi rispetto a chi, voi due, siete migliori.
Limitati a dire "Tizio è il mio migliore amico" o che "Tizio è uno dei miei migliori amici".
Se il discorso è in seconda persona, stessa cosa. Io e te non siamo migliori amici, a meno che io non voglia dire che io e te siamo amici migliori di qualcun altro. Dì piuttosto "Tu sei il mio migliore amico".

L'obiettivo che ti sei posto non è un obiettivo sfidante, dato che fa davvero schifo. In inglese "challenging" si traduce stimolante. Se proprio vuoi spiegare che ti senti sfidato da quell'obiettivo (ma gli obiettivi non istigano di per sé: chi t'ha detto nulla?), allora puoi dire che per te rappresenta una sfida.

Se non hai familiarità con qualcosa non dire non sono familiare con X. Lo dicono in inglese, nella loro lingua, "I'm not familiar with X". In inglese è corretto. In italiano no. In italiano si dice X non mi è familiare, oppure non sono pratico di X.

Non invitare l'ascoltatore a reclamare il buono sconto che gli spetta: significherebbe invitarlo a chiederlo con toni arroganti in ragione di un qualche torto subito, o qualcosa di simile.
Se avevi in testa la parola inglese "claim", ti ricordo che in questo caso si traduce in italiano con chiedere, oppure richiedere.

L'aggettivo biologico che si usa per parlare di cibo non è sostituibile con organico, che si usa per indicare che un materiale proviene da un essere vivente. Il fatto che in inglese "cibo biologico" si dice "organic food" fa di quella parola un false friend.

Non usare suggestione come sinonimo di suggerimento. Non è questo il suo significato. In inglese "suggerimento" si dica "suggestion". In italiano no!

Non usare onesto come sinonimo di sincero. "Honest" in inglese vuol dire "sincero". In italiano no!

Schifose e inutili trasposizioni dall'inglese

Non dire performante. È stato inserito nel Treccani, ma a torto. Fa schifo. Esistono le parole italiane prestante e funzionante. Non dire performare. Esiste il verbo italiano funzionare.

Quell'azienda non è sottostaffata. È a corto di personale, o sotto organico, o sottodimensionata.

Puoi usare la parola di derivazione inglese compliance, cioè collaborazione, ma evita l'aggettivo compliante. Fa schifo. No, non entrerà nel vocabolario italiano. Non lo permetterò. Un paziente che segue le indicazioni del medico è collaborante.

Non dire call per indicare una conversazione fatta tramite connessione Internet. Esistono le parole italiane chiamata e video-chiamata; se siete più di due puoi dire teleconferenza. Se la teleconferenza è un seminario online, la parola webinar va bene.

Nei titoli non usare inutilmente la parola "spiegato" o simili. In inglese "The Middle East's cold war explained" va bene. In italiano La guerra fredda in medio oriente spiegata fa schifo. È già ovvio che le parole del titolo indichino qualcosa che verrà spiegato. Quindi quella parola alla fine è inutile, oltre che obrobriosa. Va invece bene se è seguita da altre parole che specificano la particolarità della spiegazione. Ad esempio "L'apparato digerente spiegato a un bambino".

Le parole America e americano non vanno usate per indicare specificamente gli Stati Uniti d'Amerca e i loro cittadini, che sono gli statunitensi. Se loro fanno questo errore non è detto che dobbiamo farlo anche noi.

Gli Stati Uniti d'America si chiamano proprio Stati Uniti d'America, oppure, volendo usare l'abbreviazione, USA. Non si chiamano States. Infatti "States" vuol dire semplicemente "Stati". Se molti statunitensi, per tremendo egocentrismo, indicano gli USA con l'antonomasia States, non significa che anche tu debba fare lo stesso errore.

Brutture stilistiche nel parlare

Alcune brutture stilistiche sono segno di ignoranza. Altre fanno capire che vorresti apparire ganzino usando parole più belle del normale ma ahimè non ti riesce, perché ci provi imitando chi lo fa, senza capire che sbaglia anche lui. Eccoti qualche consiglio per non rendere imbarazzante il tuo eloquio...

Termini italiani e termini anglofoni

Se per indicare uno stesso concetto esistono sia un termine italiano, sia un termine straniero che a volte viene usato anche nel linguaggio italiano, preferisci il primo, a meno che non sia in disuso. Alcuni esempi (se sei una persona normale potresti chiederti di che diamine sto parlando, ma ti assicuro che purtroppo ci sono persone severamente disagiate che pur avendo sempre vissuto in Italia hanno sostituito nella loro testa alcuni vocaboli italiani con vocaboli inglesi anche se questi ultimi non sono per nulla comuni nel linguaggio italiano):

Non sei andato a un breafing. Sei andato a una riunione.
Non c'è stato un misunderstanding. C'è stato un malinteso.
Se non ricordi come si dice CEO in italiano te lo ricordo io: amministratore delegato.
Quel computer e quell'atleta non sono performanti. Sono rispettivamente potente e prestante (o bravo).

No, non mi sono dimenticato la parola selfie, che è anche una parola italiana che non ha sinonimi di derivazione non anglofona (no, selfie non significa autoscatto).

Costruzioni sintattiche anglofone tradotte letteralmente in italiano

Non intitolare un articolo o un video La coltivazione degli asparagi spiegata. Intitolalo semplicemente La coltivazione degli asparagi. Oppure, se si tratta di una guida e temi che non sia chiaro, scrivi Guida alla coltivazione degli asparagi. Mettere in fondo al titolo la parola "spiegato/a" è una cosa che si fa in inglese, il che va a braccetto col fatto che mettono gli aggettivi prima dei nomi. Lo so, in questo caso è il contrario, ma da un punto di vista psicolinguistico no: "explained" viene percepito al pari di come in italiano percepiremmo il nome "istruzioni". Quindi, sempre da un punto di vista psicolinguistico, volendo fare un parallelo tradotto in italiano, sarebbe "istruzioni asparagiose" che in inglese si dice "asparagiose istruzioni". Per questo va in fondo "istruzioni", che per questioni di legami con la parola precedente, che è un sostantivo, viene espresso con un plausibile participio passato ad essa riferito, cosa che in inglese non fa schifo; in italiano sì. Lo prova il fatto che in italiano viene usato questo tipo di costruzione per il solo motivo che si ha in testa quella inglese.
Menzionare l'argomento di cui si parlerà e proseguire con "spiegato" va bene solo se si indica poi un destinatario particolare, ad esempio se si dice "spiegato a un bambino", o "spiegato a mio figlio", o "spiegato a un tonto". In questi casi ha un suo perché. Ma "spiegato" e basta appare pleonastico e nient'altro. Se fai un video o un articolo su un argomento è ovvio che lo spieghi. Cos'altro gli vorresti fare a quell'argomento? Dargli fuoco? Batterci una punizione?

Espressioni stupide, tipiche dei giornalisti

Non farti contagiare dai tanti giornalisti che usano parole che non servono a nulla se non ad allungare il discorso. Ecco alcuni esempi di espressioni fastidiose non solo perché sono inutili, ma anche perché sono trite e ritrite...

La risposta non si fa attendere [E allora? Quando gli hai chiesto di rispondere pensavi avrebbe fatto una pausa meditativa di 30 secondi per creare suspence?]

Senza giri di parole [Eh, e non stava neanche indossando il cappello. E allora? Se si dovesse descrivere tutto quello che non succede non basterebbe un secolo].

La risposta è secca [Chissenefrega se è secca o molle. Dilla e basta].

L'accorato appello [Detto così frequentemente che queste due parole sembrano ormai inseparabili... che noia]

L'appello straziante [Ah no, quando invece del Papa abbiamo a che fare con la mamma di un ragazzo scomparso l'appello non è accorato, ma straziante... ma idem come sopra].

Tizio non dimenticherà mai il trauma [Ma che ne sai? Ah, è ovvio? Ma allora se è ovvio che lo dici a fare?]

È polemica / è giallo [È corretto usare il predicato nominale per indicare una situazione che si è creata solo quando desta plausibilmente un grande clamore. Ad esempio "è guerra" se è scoppiata la guerra fra due nazioni o, riferendosi a due persone, "è scontro" se la popolazione si stava chiedendo fino ad adesso se ci sarebbe stata fra loro collaborazione oppure ostilità. Ma dire "è polemica" ogni volta che due politici litigano a distanza, magari istigati dalle domande dei giornalisti, o dire "è giallo" su una delle tante cose che sarebbe utile sapere ma non si sa, è stucchevole]

È il caso di dirlo [Viene detto quando una figura retorica contiene di per sé parole che hanno a che fare col fatto raccontato; ad esempio "il teppista aveva un secchio di escrementi che voleva usare per imbrattare il muro di casa del vicino ma, come documentato dal filmato della telecamera di sorveglianza, che ha girato per tutta la rete, a un certo punto è inciampato, si è rovesciato addosso il secchio di escrementi che si era portato dietro ed ha fatto, è il caso di dirlo, una figura di merda". Perché devi dire "è il caso di dirlo" ? Spiegare ai lettori gli ascoltatori che sei stato bravo a trovare le parole giuste, o in generale spiegare in qualche modo l'humor delle battute è di un didascalico che manca di rispetto all'intelligenza di chi legge o ascolta]

Luca, nome di fantasia... [Spesso viene iniziato così il racconto di una storia vera di una persona che non vuole essere identificata... Ha senso se successivamente si deve indicare varie volte il soggetto in questione e un qualche nome glielo si deve dare; ma purtroppo questo inizio si usa anche in racconti in cui quel nome non viene più ripetuto. Allora si potrebbe evitare di inventare un nome e ad esempio dire semplicemente "un ragazzo"]

Insomma, non imitare i giornalisti usando queste espressioni. Non servirà a darti un tono. Non risulterai professionale, ma imbarazzante.

Altre espressioni sconsigliate (in quanto equivoche, brutte, usate a sproposito...)

Non generalizzare, neanche per motivi retorici. Ad esempio non dire Al contrario di quello che tutti pensano..., dato che non conosci il pensiero di tutte le persone nessuna esclusa; dì piuttosto Al contrario di quello che la maggior parte di persone pensa...

Non usare l'aggettivo poveraccio, a meno che tu non voglia mettere in cattiva luce la persona cui ti riferisci. Infatti poveraccio è un'alterazione dispregiativa di "povero". È usata talvolta per esprimere commiserazione, ma tale accezione è inadeguata, dato che il povero in questione non gradirebbe sentirsi definire così.

Quando il significato di "finché" è equivoco, evitane l'uso e sostituiscilo con "per tutto il tempo in cui" o "fino al momento in cui" a seconda di ciò che vuoi dire.
Ad esempio, la frase "studiò finché fu giorno" può essere interpretata con due significati opposti, cioè "studiò per tutto il tempo in cui fu giorno" oppure "studiò fino al momento in cui fu giorno" (e cioè studiò di notte).

Se parli di una minorenne molto giovane che è stata violentata, non dire che "ha perso la sua innocenza". È un brutto retaggio per due motivi: assimila l'esperienza sessuale all'essere colpevole e lo fa, per di più, anche quando ciò accade contro la propria volontà.

Se parli di un minorenne, non dire minore. Minore di cosa? Si dice minorenne.

Se parli di volontà di sedurre con un linguaggio non esplicito, ma allusivo, non usare la parola malizia. Quest'accezione con cui si usa la parola "malizia" è un brutto retaggio che associa al male il tentativo di sedurre una persona, mentre di per sé tentare di sedurre qualcuno non è certo sbagliato.

Non usare il condizionale e il verbo "volere" per presentare le tue intenzioni, se non necessario. Ad esempio, se vuoi presentare qualcuno, anziché Vorrei presentarvi Tizio è meglio dire Voglio presentarvi Tizio; meglio ancora è Vi presento Tizio. Non dire in questo video vorrei parlarti di..., ma In questo video ti parlerò di....
Insomma, se non hai ostacoli che ti impediscono di fare qualcosa, non serve dire che la vuoi fare, o peggio che la vorresti fare. Falla e basta.

Se c'è un'informazione a cui vuoi accennare, e di cui vuoi approfondire solo in un video futuro, non fingere di avere le mani legate, con discorsi tipo per adesso di più non posso dirvi. Non è vero che non puoi. È chiaro che semplicemente non vuoi. Quindi dì semplicemente che approfondirai in futuro, senza patetiche pantomime. Ad esempio dì per adesso su questo non aggiungo altro, oppure ve lo svelerò la settimana prossima, oppure su questo non aggiungo altro fino al prossimo video.

...Analogamente, nello spiegare che il video che stai registrando serve a dare una infarinatura su un argomento e non un approfondimento esaustivo, non dire che dai poche e riassuntive informazioni perché è impossibile in un video dare informazioni complete. Come sarebbe a dire impossibile? Basta fare un video lunghissimo, e le informazioni complete puoi darle. Il fatto non è che non puoi. Non vuoi. Dì piuttosto ad esempio che questo è un video breve, in cui darai solo le informazioni di base. Non parlare di cosa è possibile o impossibile. Parla semplicemente di cosa hai deciso di fare.

Non dire, all'inizio di un filmato, frasi come Sono qui con Tizio (o Siamo qui con Tizio, sbagliato anche sintatticamente se siete solo in due, vedi qui). È ovvio che tu sia "qui", e dirlo non serve a darti un tono, ma a far sapere agli ascoltatori che ti stai sforzando di dartelo. Piuttosto dì davvero dove sei, ad esempio Sono a Ambra, frazione di Bucine, al rifugio di animali Agripunk con Desirée, oppure se il luogo è irrilevante semplicemente omettilo, ad es. Sono in compagnia di Tizio.

Nell'esprimerti in maniera energica / scortese, evita di assegnare un valore negativo per antonomasia a certe cose se ciò risulta ingiustamente discriminatorio per una categoria di persone.
Ad esempio è ingiustamente discriminatorio nei confronti degli omosessuali usare espressioni come l'hai preso in culo col significato di "rimanere fregato", perché con questo si dà per scontato che l'omosessualità sia una strana perversione.

Non chiedere scusa per la sintassi con cui parli. Inutile e fastidioso è dire scusate il gioco di parole, scusate la ripetizione, scusate la rima, o addirittura scusate l'allitterazione (sì, in TV ho sentito anche questo, e non era una TV locale). Se fai un gioco di parole o simili non ferisci i sentimenti di nessuno. Se però chiedi scusa inutilmente annoi chi ti sta ascoltando.

Se la costruzione sintattica di una tua frase ha un simpatico doppio senso, non spiegare l'ilarità della cosa aggiungendo è il caso di dirlo o simili. È come raccontare una barzelletta e poi spiegarla. Ad esempio, se stai dando la notizia di un ingegnere che mentre pregava ha visto apparire la Madonna che gli ha suggerito l'invenzione di una lampadina energeticamente più efficiente, non dire e proprio quel giorno tizio ha avuto, è il caso di dirlo, l'illuminazione. La frase "è il caso di dirlo" non aggiunge, ma sottrae simpatia alla battuta.

Non chiedere scusa per cose di cui non sei davvero pentito; piuttosto, non dire cose per le quali hai intenzione di chiedere scusa. In particolare, in un video registrato se chiedi scusa lo spettatore potrà giustamente pensare "Ma se è registrato e ha detto qualcosa di sbagliato perché non ha rifatto il video o eseguito un taglio prima di mettere il video online?".

Sono tristemente ridicoli e senza senso, quindi da evitare, "surrogati educati" di parolacce, ad esempio "cavolo" invece di "cazzo", o "scatole" al posto di "palle", o "i cosiddetti" al posto di "coglioni" (promettere di spiegare come vengono chiamati e poi non farlo è un controsenso), o "tasca" al posto di "culo" (a proposito di quest'ultima espressione, comunque, vedi paragrafo successivo). Piuttosto usa altre espressioni, magari non maleducate, che abbiano una loro autonoma etimologia esclamativa.

Evita o usa molto raramente parolacce. Come tutte le espressioni forti, se le usi spesso perdono la loro efficacia. Consiglio di usare parolacce mai oppure molto raramente. Sull'argomento, vedi anche questo articolo di Wired.

Evita espressioni riempitive che non aggiungono nulla a ciò che stai dicendo. Spesso rivestono questo non-ruolo espressioni come naturalmente, comunque, appunto, tranquillamente (se non c'è davvero motivo di pensare che l'interlocutore possa essere preoccupato o agitato), ovviamente (se quello che dici non è davvero ovvio), io personalmente (lo sappiamo già che tu sei una persona, e che non esiste un "io collettivamente"), senza nessun problema, non ti devi preoccupare di nulla
Altra espressione che spesso risulta odiosamente riempitiva: quello che è il....
Evita il "ma" per indicare che si sta cominciando a parlare dell'argomento che hai appena presentato: ad esempio non dire ma cominciamo subito; piuttosto dì semplicemente cominciamo subito.
Altre espressioni del genere: la parola. , abbinata o no a nel vocabolario. Es.: la parola paura non esiste nel mio vocabolario. Se la parola paura non esiste nel tuo vocabolario non sei coraggioso. Sei uno che non parla bene l'italiano. Altro es.: mettere la parola fine a questa relazione. A una relazione non si mette la parola fine. A una relazione si mette fine. Lo so, erano tentativi di rendere più interessante la frase... che no, non diventano più interessante, ma solo inutilmente più lunghe conespressioni trite e ritrite.
La parola assolutamente, oltre che essere un possibile riempitivo inutile, spesso viene purtroppo usata col significato opposto di quello che ha. Ad esempio la persona a una domanda risponde solo dicendo "assolutamente", senza aggiungere nient'altro, sottintendendo "assolutamente no". E invece se si risponde solo "assolutamente" il significato è "assolutamente sì".
Anche la parola direttamente spesso è un inutile e antipatico e improprio riempitivo. Fa capire all'ascoltatore che vuoi agiungere forzatamente autorevolezza a qualcosa, senza riuscirci. Usa "direttamente" solo quando c'è la ragionevole necessità di specificare che qualcosa arriva da un punto a un altro senza fare tappe intermedie.

Per salutare non dire Un saluto. Va bene se dici un abbraccio per mandare un abbraccio: dato che non puoi abbracciare chi ti sta guardando, il modo che più si avvicina a farlo per davvero è inviare un abbraccio in questo modo. Ma salutare? Questo puoi farlo. Quindi non ha nessun senso fingere di non poterlo fare e "simularlo". Quindi dì direttamente Ciao, o Buon giorno, o Arrivederci, etc.

Se presenti una persona, non salutarla se già ci hai parlato subito prima di iniziare la diretta o registrazione: a nessuno importa nulla del vostro improbabile teatrino.

Se davvero non hai già parlato alla persona che ospiti nella tua trasmissione o registrazione ed è quindi opportuno salutarla, non dire al pubblico tipo Saluto il dott. Tizio Caio bla bla bla. o peggio ancora Voglio salutare il dott. Tizio Caio bla bla bla. Non dire quello che vuoi fare. Fallo. Il saluto è una cosa che fai rivolgendoti alla persona salutata, non una cosa che racconti di voler fare rivolgenoti al pubblico.

Evita di dire come sempre, o naturalmente o altre parole inutili in aggiunta al saluto, formando frasi ridicole come Buona sera, come sempre o Naturalmente buon giorno. Il fatto che per te salutare è una cosa abituale e naturale non interessa a nessuno, non aggiunge cordialità alla frase ed è solo un fastidioso allungamento.

Evita di usare incredibile con funzione superlativa, se non stai davvero parlando di qualcosa che è molto difficile da credere.

Evita espressioni tipo per non parlare di... o non parliamo poi di... Se no ne vuoi parlare, semplicemente evita. Se ne vuoi parlare, allora non dire che non vuoi farlo. Certo, sono modi di dire. Modi di dire ipocriti. Non usarli.

Se non ti aspetti una risposta da chi guarda il video (nei commenti o in altro modo), non fare una domanda. Ad esempio Come va? oppure Questo è chiaro, no? oppure Ok?
Va invece bene fare domande a cui rispondi tu, ad esempio I cani di solito preferiscono mordere un legno o un biscotto? Certamente un biscotto.

Non dire Non so se mi spiego. Il fatto che tu non lo sappia non interessa a nessuno. Se ti interessa saperlo, chiedilo al tuo pubblico, se può risponderti in diretta. Se non può risponderti in diretta e temi di non esserti spiegato bene, semplicemente cerca di spiegarti meglio. Se vuoi manifestare la tua speranza di esserti spiegato, di spero di essermi spiegato. Se sei disponibile a dare altre spiegazioni nel caso qualcuno manifesti di non aver capito, dì se qualcuno non ha capito faccia pure domande e proverò a spiegarmi meglio. Eccetera. Insomma, dì esattamente come stanno le cose, semplicemente.

Guardando molti filmati ho sentito dire tipo Ti spiegherò la cosa a grandi linee perché l'argomento è complesso ed è impossibile da trattare interamente in un video. Non dirlo. Sai che non è vero. Niente vieta di registrare un video molto più lungo, in cui tratti un argomento approfonditamente quanto vuoi. Ti consiglio di non sofermarti su quell'aspetto, dicendo semplicemente ad es. L'argomento è molto complesso, e in questo video te lo spiegherò a grandi linee. Non andare avanti spiegandone i motivi. Tanto i motivo li sappiamo già: non hai voglia di farlo, e del resto difficilmente il pubblico ti ascolterebbe fino in fondo. Motivi imbarazzanti. Non devi né dirli, né sostituirli con una bugia.

Non invitare gli ascoltatori a darti il permesso di fare qualcosa, dicendo ad es. permettetemi di ringraziare Tizio. Non hai bisogno di nessun permesso. Falla poco lunga. 

Non usare l'espressione acca ventiquattro. Dì piuttosto ventiquattro ore al giorno. Rispetto alla precedente quest'ultima espressione ha una sillaba in più (per come è pronunciata), ma ti procurerà da parte di molti ascoltatori molto, molto odio in meno.

Non dire barra al posto di oppure. La barra è un carattere che si usa in forma scritta perché in alcuni casi dà una più agevole leggibilità. Ma nella lingua parlata si usano le parole o e oppure, trane il caso in cui ci si riferisca proprio al carattere della barra (es. se si detta un indirizzo web).

Non "firmarti a voce". È un fenomeno raro, lo so, ma esiste. Gente che alla fine del video, dopo aver salutato, pronuncia il proprio nome. Tipo Ciao alla prossima, Paolo. Come se stesse leggendo una lettera. È orribile. È invece accettabile dire il tuo nome preceduto dal saluto e dalla parola "da", es. Alla prossima; ciao da Paolo.

"In onda" e "online"

Ho sentito dire che un video "va in onda" intendendo che viene caricato su Youtube.

In effetti anche i dati trasmessi via web viaggiano (anche) nell'etere.

Ma nell'accezione comune l'espressione "in onda" viene usata quando si parla di televisione.

Quindi se parli di un video che carichi su Youtube o altra piattaforma, non dire che il video va in onda. Dì che il video va online.

Se invece stai trasmettendo via Internet in diretta, non dire che sei in onda. Dì che sei online.

Alternativa al Teleprompter: il pesce ritardato

Un modo moooolto artigianale per registrare un video in cui si parla, con un testo prestabilito non imparato a memoria e senza usare un teleprompter è il metodo del pesce ritardato, di mia invenzione.

Consiste nel registrare prima l'audio, e poi procedere come segue: predisporre l'inquadratura della videocamera, e assieme ad essa predisporre anche un dispositivo che riprodurrà l'audio precedentemente registrato affinché, durante la ripresa video, il soggetto parli in quasi-playback, e cioè faccia una sorta di eco alla voce che sta ascoltando, meglio se sotto voce. Poi in post-produzione, si dovrà eliminare la traccia video della videocamera anticipare il video rispetto all'audio ed eventualmente (beh, quasi sicuramente ce ne sarà bisogno) eseguire degli aggiustamenti con velocizzazioni e rallentamenti nel corso del filmato, perché è molto probabile che la registrazione in quasi-playback non sia stata fatta costantemente con lo stesso ritardo (a volte il soggetto avrà accelerato, a volte ritardato).

Affinché il quasi-playback - o pesce ritardato che dir si voglia - sia più facile da eseguire, consiglio di registrare ascoltando una versione dell'audio rallentata, quindi registrare un video lento, che sarà poi velocizzato in post-produzione. L'alternativa è registrare proprio l'audio parlando lentamente, affinché dopo la sincronizzazione venga velocizzato assieme al video (in questo caso, se usi Vegas Pro, per evitare una voce robotica ti consiglio la lettura dell'articolo "Velocizzare l'audio preservandone la qualità").

Io ho utilizzato questa tecnica poche volte, vedi i video qui sotto. In tutti questi video ho registrato ascoltando una voce lenta, che poi avrei velocizzato. Noterai sicuramente la differenza di resa fra i vari video. Nel primo il risultato è poco naturale, mentre negli altri è migliore e sono stato decisamente meno scattoso, perché avevo tenuto conto di un aspetto importante: quando registrando il video "boccheggi" e fai l'eco alla voce che senti, devi mantenere la fluidità del boccheggiatore lento. Non è che quando hai capito di dover dire una parola devi pronunciarla tanto velocemente come tenderesti a fare nella vita normale. Altrimenti parli un po' in ritardo, un po' lento e un po' normale. E un normale che viene velocizzato... risulta scattoso e innaturale!

 

  

 

Imparare a parlare a braccio

Conosci bene un argomento, magari saresti capace di scriverci un articolo, ma quando devi parlarne in un video la tua capacità di articolare bene i discorsi scompare?

Capita.

La soluzione qual è? Scrivere il discorso e poi impararlo a memoria?
Sì, è una possibile soluzione, ma potrebbe essere un incubo: tanta perdita di tempo e tanta sofferenza.

Torniamo dunque alla capacità che molte persone hanno e di cui sono molto invidiate da chi non è abituato a parlare in pubblico, né a fare video: la capacità di parlare a braccio di un argomento conosciuto.

In primo luogo dobbiamo ribadire che sì, l'argometo dev'essere MOLTO ben conosciuto, cosicchè all'interno di questo argomento tu ti possa muovere bene senza che i dubbi sui dati che tiri fuori dalla tua memoria possano metterti in difficoltà (a meno che tu accetti di dire, in alcuni punti, tipo "non mi ricordo, mi pare che..."... beh, se non è importantissimo è accettabile anche questo... puoi saperlo solo tu).

E va ben, questo era un consiglio abbastanza scontato.

Il consiglio non banalotto che ti do qui, è invece quest'altro: per il discorso che fai non devi, al contrario di quello che a volte si crede, annullare le tue emozioni "perché quando ci si emoziona si sbaglia"; devi, al contrario, partecipare molto emozionalmente. Le emozioni fanno sbagliare in un altro senso, e in un altro contesto. Fanno sbagliare, ad esempio, quando ti arrabbi troppo e rispondi male a qualcuno. Ma quando devi registrare un video non è così. In questo caso le emozioni non fanno sbagliare, e non saranno certo loro a farti scordare un argomento che conosci bene. Se l'argomento lo conosci poco bene o non sei convintissimo di quello che devi dire  le emozioni predominanti potrebbero essere la noia/rabbia per aver provato e riprovato e l'ansia di sbagliare di nuovo, ma non saranno queste a farti sbagliare. Sarà semplicemente la mancanza di contenuti. Quindi la soluzione non è fare esercizi di meditazione o simili per annullare l'ansia, ma fissare nella tua testa al 100% i concetti che vuoi passare e i dati da ricordare.
E insomma, dicevo, devi partecipare emozionalmente. In che modo? Devi immaginare che la platea di persone che ti sta ascoltando (oppure la sigola persona, se preferisci immaginare di parlare a un individuo solo) sia dura di capo. E non voglia o non riesca a capire. E immaginare che i concetti che stai spiegando sono di vitale importanza, e che possano salvare la sua vita e l'esistenza dell'intero pianeta che abitate.
Il discorso che farai acquisirà una grande naturalità e una grande enfasi. E potresti apparire esattamente nel modo in cui gli altri youtuber che stimi apparivano ai tuoi occhi.

Rendere più naturali i discorsi con tagli ("Jump-cat")


In questo articolo ti parlerò di un due accorgimenti tipicamente adatti quando hai un testo scritto e lo pronunci un po' alla volta davanti alla videocamera: leggi un pezzetto, lo pronunci guardando la videocamera, leggi il pezzetto successivo, lo pronunci guardando la videocamera, leggi il pezzo ancora successivo, etc, per poi tagliare in post-produzione i momenti in cui leggi (questi tagli sono detti "jump-cat").

Con questa tecnica il problema che si presenta per via dei tagli: tranne rari casi fortunati, a ogni taglio corrisponde uno scatto, cioè un cambio improvviso di posizione della tua testa, della tua bocca, etc., che conferiscono al video innaturalità.

Un sistema per evitare questa innaturalità è usare la "scusa" dello zoom, e cioè fare uno zoom-in o uno zoom-out al momento del taglio.

Ma questo accorgimento potrebbe non bastare se i tagli da fare sono frequenti, perché zoom-in e  zoom-out troppo frequenti danno origine a un video spiacevolmente confusionario.

Ti suggerisco dunque un secondo accorgimento che renderà meno spiacevole i tagli a cui non corrisponderà un cambio di zoom. Si tratta di un accorgimento da usare durante la registrazione.

Per attuare questo accorgimento devi tenere conto di come sarebbe il discorso che stai per pronunciare se tu lo conoscessi a memoria, o se tu avessi la possibilità di leggerlo su un gobbo. E devi riprodurre più o meno le stesse condizioni prima e dopo il momento di ogni taglio.

In particolare, alla fine di ogni pezzo:

- Non chiudere la bocca se questo non sarebbe previsto anche da un ipotetico discorso tutto di fila
- Se del caso, prendi fiato, fingendo che stai per dire la prossima parola, anche in realtà non la pronuncerai
- Prova a eseguire i tagli a metà parola. Lo spettatore non se lo aspetta, e quindi lo noterà meno, perché ci sarà maggiore continuità dell'audio. Questo è possibile sulle consonanti dure, come la P, la T, la Z e la C dura. È talvolta possibile, sfumando, anche con altre consonanti e con le vocali.
- ...E naturalmente non muovere troppo la testa! Se muovi le mani e si notano degli scatti sulla gesticolazione, questo ha meno importanza, perché la concentrazione dello spettatore è soprattutto sul viso di chi parla. Dunque, cerca di tenere la testa abbastanza ferma, o comunque fai in modo che la sua posizione alla fine di un pezzo coincida con la posizione dell'inizio del pezzo successivo.

Che intonazione do alle domande?

Quando registri un testo, che intonazione devi dare alle domande?

Dipende dal tipo di domanda.

Esiste la frase che potrebbe essere interpretata come affermazione o come domanda a seconda dell'intonazione. Sono quelle a cui ci aspetta, come risposta un sì o un no. Ad esempio:

"Dario è andato in palestra?"

In questo, quando leggi, devi dare un'intonazione salente alla penultima sillaba, mentre l'ultima sillaba dev'essere discendente, ma meno rispetto alla terz'ultima.
Se ti sembra complicato, non preoccuparti: si tratta dell'intonazione che probabilmente già dai alle tue domande di questo tipo.

Poi ci sono i casi in cui il carattere interrogativo della frase è comprensibile soprattutto dalle parole in cui la frase è formulata. Ad esempio: